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30 aprile 2012 1 30 /04 /aprile /2012 00:00

La poesia "Parole" di Umberto Saba è la lirica introduttiva dell'omonima raccolta, che comprende una trentina di liriche scritte dall'autore tra il 1932 e il 1934.

La raccolta, insieme con la successiva (Ultime cose), segna una tappa importante nel percorso artistico del poeta, perchè inaugura una serie di poesie caratterizzata dall'introspezione e dall'uso di un linguaggio particolarmente limpido ed aulico.

In queste poesie Saba abbandona quasi completamente l'elemento narrativo presente nelle lriche della sua giovinezza, inizia a prediligere piccoli componimenti con la presenza di analogie simili a quelle ermetiche.

In particolare le poesie di "Parole" ed "Ultime cose" sviluppano un tema che in realtà è sempre stato fondamentale nella poesia di Saba: l'analisi del mondo inconscio dell'uomo,dei suoi desideri nascosti e soffocati dai pregiudizi e dalle finzioni della vita sociale.

A questo proposito è opportuno notare come il poeta parli di "verità che giace al fondo" e con questo vuole indicare il mondo oscuro dell'inconscio, fatto di pulsioni che solo in minima parte affiorano alla coscienza.

In questo contesto l'arte poetica ha il compito (assai difficile) di portare alla luce i sentimenti più profondi e nascosti dell'animo umano, ma per fare questo bisogna prima abbattere tutte le finzioni e i pregiudizi con cui quotidianamente mentiamo a noi stessi.

Ecco il testo della poesia "Parole"

 

                                                                                           PAROLE

 

Parole,

dove il cuore dell'uomo si specchiava

Per-nudo e sorpreso- alle origini; un angolo

cerco nel mondo, l'oasi propizia

a detergere voi con il mio pianto

dalla menzogna che vi acceca. Insieme

delle memorie spaventose il cumulo

si scioglierebbe, come neve al sole.

 

Questo testo è in realtà un vero e prorpio manifesto di poetica: Saba vuole far sì che gli uomini si guardino dentro e cerchino di liberarsi dalle menzogne tipiche del vivere comune.

Le parole della lirica sono quindi sia le parole poetiche sia i messaggi che provengono dall'inconscio di ognuno: l'oasi propizia del verso 4 non è un luogo preciso e determinato, ma è semmai il momento favorevole all'introspezione e alla scoperta dei veri sentimenti nascosti nell'animo.

E' interessante analizzare l'espressione "detergere voi con il mio pianto dalla menzogna": per Saba l'esperienza della sofferenza fa sì che le persone diventino più autentiche, si guardino dentro ed assumano un comportamento più sincero, più libero dall'ipocrisia e dalla finzione.

Stilisticamente la poesia si allontana dalla discorsività tipica di altri componimenti dello stesso autore: manca infatti ciò a cui Saba ha sempre abituato il lettore, cioè lo spunto realistico, la descrizione della vita quotidiana.

Al contrario, qui siamo molto vicini al inguaggio della poesia ermetica: lo spazio e il tempo sono indeterminati e molto vaghi (l'oasi propizia, alle origini, un angolo nel mondo), l'intero discorso tende a diventare astratto e valido in ogni circostanza e in ogni luogo.

La lirica è assai vicina, per temi e linguaggio, al componimento "Amai" (raccolta "Mediterranee"), in cui appunto il poeta afferma di amare "trite parole che non uno osava" e definisce la verità come "un sogno obliato, che il dolore riscopre amica".

Per chi volesse farsi un'idea più dettagliata della poesia sabiana, consiglio di consultare il seguente testo: Aa. Vv., "Umberto Saba, Trieste e la cultura mitteleuropea", Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, 1986.

 

 

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