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2 aprile 2012 1 02 /04 /aprile /2012 17:59

La poesia di Montale "Non recidere, forbice, quel volto" fa parte della raccolta "Le Occasioni" ed è inserita nella sezione "Mottetti": l'intera raccolta è dedicata alla giovane studiosa americana Irma Brandeis, che il poeta conobbe nel 1933 e a cui si legò con una relazione affettiva stabile durata sino al 1939.

Nella poesia di Montale la figura femminile ha un valore quasi sacro, come accadeva nel Medioevo con gli autori stilnovisti: la donna viene idealizzata e diventa una specie di tramite tra il mondo umano e il divino.

Tutto ciò è testimoniato dal fatto che Irma Brandeis, nella raccolta successiva alle Occasioni, viene chiamata con il soprannome mitologico di Clizia: il nome fa riferimento alla figlia dell'Oceano amata e poi abbandonata dal Sole, che ella continua però ad amare così intensamente da trasformarsi appunto in Girasole.

E' importante sottolineare che l'amore per Irma Brandeis non viene mai dichiarato apertamente nelle poesie di Montale, ma è vissuto solo nel ricordo: l'ispirazione viene suscitata quindi da situazioni precise (le Occasioni) che suscitano nel poeta un insieme di ricordi e di emozioni legate al passato.

A questo proposito anche un oggetto apparentemente banale (una casa, perfino un portacenere...) assume un significato importantissimo, perchè si riallaccia a precisi eventi della vita del poeta.

In particolare nella poesia antologizzata Montale si augura che un volto caro, ancora vivo nella memoria, non venga tagliato dalle forbici del giardiniere, simbolo del tempo che annulla e confonde i ricordi.

Ecco il testo

 

                                                                       Non recidere, forbice, quel volto

 

Non recidere, forbice, quel volto,

solo nella memoria che si sfolla,

non far del grande suo viso in ascolto

la mia nebbia di sempre.

 

Un freddo cala........ Duro il colpo svetta.

E l'acacia ferita da sè scrolla

il guscio di cicala

nella prima belletta di Novembre.

 

L'occasione da cui questa poesia scaturisce è ben evidente:in una fredda giornata di Novembre il poeta ricorda il volto della donna amata e lo "vede" attraverso i rami di un'acacia:quando il giardiniere inizia a potare l'albero è come se la sua forbice troncasse anche i ricordi di Montale, distruggendo quindi le emozioni da lui provate.

Il testo si divide in due parti:nella prima strofa Montale prepara il lettore all'evento centrale (la discesa della forbice sull'acacia) e fa capire che il ricordo della persona amata è particolarmente importante, visto che resiste al passare del tempo ("solo nella memoria che si sfolla");nella seconda strofa il cadere della forbice provoca in Montale una sensazione quasi fisica di freddo, una specie di gelo interiore che nasce dalla perdita del ricordo.

A questo proposito è interessante osservare che il poeta ha modificato più volte il verso centrale del testo ("Un freddo cala....Duro il colpo svetta") prima di arrivare alla stesura definitiva; in una lettera di Montale all'amico e poeta Renzo Laurano si legge infatti:"Un freddo cala.......Il guizzo par d'accetta" ed il verbo "guizzare" fa riferimento alla rapidità con cui la forbice ha assestato il colpo.

 

 

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commenti

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strooooonziiiiiiii di cacccaaaaaaa
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  • : In questo blog verrà presentata un'antologia delle poesie più significative della letteratura italiana e straniera, con notizie sulla vita degli autori e sulla loro concezione poetica ed esistenziale.
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