In questo blog verrà presentata un'antologia delle poesie più significative della letteratura italiana e straniera, con notizie sulla vita degli autori e sulla loro concezione poetica ed esistenziale.
La lirica "A Silvia" è sicuramente una delle più famose poesie di Leopardi, ma è anche qualcosa di più: il testo rappresenta una delle più chiare testimonianze della visione della vita leopardiana, del suo modo di rapportarsi al mondo e ai sentimenti.
Innazitutto è importante sottolineare che non è l'amore in sè il tema principale della poesia, perchè il sentimento amoroso è solo un punto di partenza per esprimere riflessioni più generali riguardanti il senso della vita e la crudeltà della natura (tema centrale in Leopardi) che spezza tragicamente le illusioni dell'uomo; Silvia del resto è una proiezione dell'autore, è il simbolo della delusione che attende ogni essere umano allo svanire della giovinezza.
E' interessante notare come Leopardi avesse concepito l'idea di un romanzo autobiografico che s'intitolava proprio "Vita di Silvio Sarno", in evidente somiglianza proprio con la famosa Silvia della poesia.
La composizione della poesia iniziò nell'aprile del 1828, un periodo particolarmente proficuo per Leopardi e che giunse dopo una fase piuttosto lunga di silenzio poetico (dal 1823 al 1828); nello Zibaldone Leopardi dice testualmente che:"Uno dei maggiori frutti ch'io mi propongo e spero dai miei versi è che essi riscaldino la mia vecchiezza col calore della mia gioventù", quasi come se la poesia avesse il potere magico di riportare il Leopardi ormai adulto a rivivere le speranze e le illusioni della sua adolescenza.
Dal punto di vista metrico la lirica è una canzone libera con un elemento costante:i primi e gli ultimi versi di ogni strofa sono sempre composti da sette sillabe (settenari). Ecco il testo.
A Silvia
Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?
Sonavan le quiete
stanze e le vie dintorno
al tuo perpetuo canto,
allor che all'opre femminili intenta
sedevi, assai contenta
di quel vago avvenir ch'in mente avevi.
Era il maggio odoroso; e tu solevi
così menare il giorno.
Io gli studi leggiadri
talor lasciando e le sudate carte
ove il tempo mio primo
e di me si spendea la miglior parte,
d'in su i veroni del paterno ostello
porgea gli orecchi al suon della tua voce,
ed alla man veloce
che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno
le vie dorate e gli orti,
e quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
quel ch'io sentiva in seno.
Che pensieri soavi,
che pseranze, che cori, o Silvia mia!
Quale allor ci apparia
la vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
un affetto mi preme
acerbo e sconsolato,
e tornammi a doler di mia sventura.
O natura, o natura,
perchè non rendi più
quel che prometti allor? perchè di tanto
inganni i figli tuoi?
Tu pria che l'erbe inaridisse il verno,
da chiuso morbo combattuta e vinta,
perivi, o tenerella. E non vedevi
il fior degli anni tuoi,
non ti molceva il core
la dolce lode or delle negre chiome,
or degli sguardi innamorati e schivi;
nè teco le compagne ai dì festivi
ragionavan d'amore.
Anche peria tra poco
la speranza mia dolce; agli anni miei
anche negaro i fati
la giovanezza. Ahi come,
come passata sei,
cara compagna dell'età mia nova,
mia lacrimata speme!
Questo è quel mondo?questi
i diletti, l'amor, l'opre, gli eventi
di cui cotanto ragionammo insieme?
Questa è la sorte dell'umane genti?
All'apparir del vero
tu, misera, cadesti:e con la mano
la fredda morte ed una tomba ignuda
mostravi di lontano.
La struttura della poesia è tale da costruire un paragone molto forte tra Leopardi e Silvia, personaggio identificabile con Teresa Fattorini, la figlia del cocchiere di casa Leopardi; il parallelismo tra il poeta e Silvia è evidentissimo nella seconda e terza strofa, infatti entrambi i protagonisti sono giovani, sono intenti a lavorare e coltivano grandi speranze per il futuro.
L'intera lirica può dividersi in due parti:nella prima il poeta crea un parallelo tra lui e Silvia e ricorda le illusioni dell'adolescenza;nella seconda (dalla quarta strofa in poi) Leopardi espone tutta una serie di riflessioni sulla crudeltà della natura (o del Fato) che prima illude gli uomini, li fa sperare nel futuro, ma poi quasi sadicamente distrugge le speranze e le trasforma in illusioni.
Il riferimento alla morte di Silvia è comunque reale, perchè Teresa Fattorini morì di tubercolosi (il chiuso morbo) molto prematuramente ed anche in questo caso si può vedere una somiglianza con il destino di Leopardi, anch' egli tormentato da una seria forma di tubercolosi ossea.
Il grande studioso leopardiano Giuseppe De Robertis afferma che il linguaggio della poesia risente molto dello stile delle Operette Morali (opera in prosa), in cui Leopardi espone la propria concezione pessimistica della vita; infatti il poeta usa vocaboli molto rari e preziosi, come "ostello" (a lposto del più comune casa), "splendea", "rimembri" (usato spesso da Petrarca nel Trecento).
Un'altra importante influenza è dato dallo stile tipico di liriche precedenti, come l'Infinito:infatti si nota un uso frequente del gerundio e l'uso di aggettivi come "vago avvenir", "occhi ridenti e fuggitivi", che danno un sapore misterioso alla figura di Silvia e ai suoi sogni.
L'uso di aggettivi quali "vago, fuggitivo, ecc." fa parte di quella che i critici leopardiani hanno definito come "poetica dell'indefinito":Leopardi usa volutamente termini astratti e vaghi per trasmettere una sensazione indefinita di gioia mista però ad inquietudine.
In questa lirica, oltretutto, la musicalità leopardiana raggiunge livelli altissimi, forse superiori alle altre liriche:fin dalla prima strofa si instaura una complessa rete di assonanze e consonanze, soprattutto legate alla ripetizione deluono della "S", presente in "Salivi, sonavan, stanze":addirittura si può notare come nella prima strofa la parola Silvia sia contenuta nel termine "salivi" che ne è un vero e proprio anagramma (gioco di parole basato sul cambio dell'ordine delle lettere).
L'anagramma in questo caso non è ovviamente un semplice gioco di parole, ma serve ad evocare la presenza della fanciulla, quasi a volerla richiamare in vita.