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27 giugno 2017 2 27 /06 /giugno /2017 09:40

Vittorio Sereni fu uno dei più importanti poeti della nostra letteratura ed appartiene alla cosiddetta "linea lombarda",corrente letteraria che raggruppa un insieme di poeti e scrittori che furono attivi in Lombardia (in particolare nel Milanese) a partire dalla fine del XIX secolo; "Linea Lombarda" è anche il nome di una raccolta di poesie pubblicata da Luciano Anceschi nel 1952, presso l'editore Magenta. 

Vittorio Sereni nacque a Luino nel 1913 e si laureò nel 1936 con una tesi sul poeta crepuscolare Guido Gozzano: la tesi suscitò una certa opposizione in sede di discussione, poiché molti accademici presenti erano contrari alle opinioni espresse dall'autore, mentre egli ricevette applausi da alcuni sostenitori, tra cui Salvatore Quasimodo.

Il poeta pubblicò la sua prima raccolta con il titolo di "Frontiera" (1941) e la frontiera del titolo rappresenta il lago di Luino, che stabilisce il confine tra la Lombardia e la Svizzera: la città di Luino simboleggia l'infanzia e la giovinezza del poeta, con tutte le sue gioie e i suoi piacevoli ricordi, mentre ciò che è al di là della frontiera rappresenta l'ignoto ed il futuro appare minaccioso dal momento che ormai è iniziata la tragedia della seconda guerra mondiale.

A questo proposito è opportuno ricordare che Vittorio Sereni combatté durante lo sbarco in Sicilia degli Alleati (1943) e venne fatto prigioniero, fu costretto a vivere relegato in un campo di prigionia inglese in Algeria proprio durante gli anni della Resistenza; l'esperienza della prigionia fu per lui traumatica ed ispirò le toccanti pagine del "Diario d'Algeria" (pubblicato nel 1947), in cui egli descrive la sensazione di inutilità esistenziale e storica di chi è prigioniero ed è quindi "morto alla guerra e alla pace". Il Diario d'Algeria è diviso in tre sezioni: nella prima il poeta descrive le esperienze precedenti alla prigionia vera e propria, la seconda (che comprende 12 liriche) descrive l'esperienza della prigionia in un campo inglese ad Orano (in Algeria), mentre la terza (intitolata "Mal d'Africa") è un insieme di poesie che riguardano l'intera tragica esperienza della guerra.

In questa raccolta appaiono già evidenti i temi su cui Vittorio Sereni insisterà anche nelle prossime opere: la tensione verso l'impegno sociale, ma al contempo la sensazione di essere soltanto una pedina nelle mani del destino, di vivere ai margini della storia in momenti cruciali come la Resistenza.

Un testo emblematico di tale condizione è la seguente lirica "Non sa più nulla, è alto sulle ali", è la quarta delle dodici poesie che compongono la seconda sezione del Diario d'Algeria ed è forse la più importante dell'intera silloge.

                                         NON SA PIU' NULLA, E' ALTO SULLE ALI.

Non sa più nulla, è alto sulle ali

il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna.

Per questo qualcuno stanotte

mi toccava la spalla mormorando,

di pregar per l'Europa

mentre la Nuova Armada

si presentava alla costa di Francia.

Ho risposto nel sonno: "E' il vento,

il vento che fa musiche bizzarre.

Ma se tu fossi davvero

il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna

prega tu se lo puoi, io sono morto

alla guerra e alla pace.

Questa è la musica ora:

delle tende che sbattono sui pali.

Non è musica d'angeli, è la mia

sola musica e mi basta.

La lirica risale al giugno del 1944 e rievoca lo sbarco degli Alleati in Normandia: il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna (verso 2) rappresenta il simbolo di tutti gli eroi caduti per la libertà dell'Europa dalla barbarie nazista. Il caduto, nella finzione poetica, assume le sembianze di un angelo portato dal vento (caratteristico del clima algerino) che fa visita al poeta e gli intima di pregare per l'Europa.

Il poeta risponde all'inizio negando ogni presenza ultraterrena ("E' il vento che fa musiche bizzarre), successivamente egli dichiara di essere "morto alla guerra e alla pace", poiché la condizione di prigionia lo rende impotente, forzatamente incapace di impegnarsi per cambiare la storia. L'unica musica che il poeta può ascoltare è quella delle tende che sbattono sui pali, che gli rammenta il fatto che ormai egli ha le mani legate e non può contribuire al cambiamento storico in atto.

Nella terza raccolta di Sereni, dal titolo "Gli strumenti umani", lo stile dell'autore muta radicalmente ed egli decide di usare un linguaggio molto vicino alla prosa, con la presenza di dialoghi, di prestiti dal lessico colloquiale e di iterazioni costanti.

Particolarmente significativa è la lirica "Amsterdam", dedicata alla memoria di Anna Frank e di tutte le vittime dell'Olocausto. Ecco il testo:

                                                              AMSTERDAM

A portarmi fu il caso tra le nove

e le dieci d'una domenica mattina

svoltando a un ponte, uno dei tanti, a destra

lungo il semigelo d'un canale. E non

questa è la casa, ma soltanto

- mille volte già vista-

sul cartello dimesso: "Casa di Anna Frank".

Disse più tardi il mio compagno: quella

di Anna Frank non dev'essere, non è

privilegiata memoria. Ce ne furono tanti

che crollarono per sola fame

senza il tempo di scriverlo.

Lei, è vero, lo scrisse,

Ma a ogni svolta a ogni ponte lungo ogni canale

continuavo a cercarla senza trovarla più

ritrovandola sempre.

Per questo è una e insondabile Amsterdam

nei suoi tre quattro variabili elementi

che fonde in tante unità ricorrenti, nei suoi

tre quattro fradici o acerbi colori

che quanto è grande il suo spazio perpetua,

anima che s'irraggia ferma e limpida

su migliaia d'altri volti, germe

dovunque e germoglio di Anna Frank.

Per questo è sui suoi canali vertiginosa Amsterdam.

Questa bellissima poesia è stata più volte interpretata dai critici Franco Fortini e Pier Vincenzo Mengaldo, che hanno messo in luce la profondità concettuale di questi versi.

Il poeta vuole sottolineare come Amsterdam sia una città piena di fantasmi, che sarebbero tutte quelle persone vittime dell'Olocausto nazista e che non hanno avuto la possibilità di tramandare ai posteri la loro tragedia. La memoria di Anna Frank non dev'essere quindi privilegiata, ma ha la stessa identica dignità delle innumerevoli "Anna Frank" che in un certo senso "popolano" la città che subì la terribile persecuzione degli ebrei olandesi.

Il senso angoscioso di "vertigine" di fronte al ricordo delle vittime che prova il poeta viene espresso attraverso un sapiente gioco di ripetizioni, di allitterazioni e di enjambement che danno alla lirica un ritmo incalzante, appunto vertiginoso, che intende trasportare il lettore in un turbinio di emozioni.

 Infine è giusto ricordare che Vittorio Sereni, oltre che poeta, fu anche un eccellente traduttore  soprattutto di autori francesi e americani (in particolare dal francese René Char e dall'americano William C. Williams).

 

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Published by Montale2000

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